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40° anniversario presentazione
Su proposta di questo Osservatorio, il MAE ha concesso allo stesso il proprio sostegno per realizzare entro l'anno un Colloquio su: “Un tempo dei giuristi” in occasione del 40° anniversario delle relazioni diplomatiche fra Italia e RPC .
L'Osservatorio, anche in collaborazione con il Dipartimento Identità Culturale del CNR, ha avviato rapidamente l'organizzazione del Colloquio predetto per il 1 dicembre p.v ., orientando l'attenzione sui profili del dialogo che è stato sviluppato in questi oltre venti anni di collaborazione con i colleghi cinesi nello studio del diritto e nella formazione del giurista; esso ha altresì suggerito la riflessione sulla problematica del fenomeno migratorio al livello culturale: l'“uso del diritto romano” in Cina, la contaminazione degli schemi giuridici e la crescita di comuni principi giuridici nel quadro della varietà delle culture.
40° anniversario delle relazioni diplomatiche fra Italia e RPC
“Un tempo dei giuristi”
Studio del diritto e formazione del giurista. Migrazione di concetti e di principi.
I lavori del Colloquio inizieranno mercoledì 1 dicembre alle ore 9,30, nella Sala delle Lauree della Facoltà di Giurisprudenza , e proseguiranno nel pomeriggio, alle ore 14,30, nella sede dell'Accademia Nazionale dei Lincei Palazzo Corsini - Via della Lungara, 10.
Hanno assicurato interventi e/o relazioni, i colleghi cinesi prof.: Fei Anling (Presidente del Centro di studi sul diritto romano e sul diritto italiano che costituisce la parte cinese di questo Osservatorio, e Direttore della Scuola dei Master della CUPL, Direttore della Rivista Digestum ); Zhang Liying (di Diritto internazionale nella CUPL); Huang Feng (Direttore del Centro di studio sulla codificazione della Università Normale Pechino); Zhang Xinbao (Direttore del Dipartimento di Diritto civile dell'Università Renmin di Pechino, Segretario generale dell'Associazione degli studi di diritto civile in Cina); Xu Guodong (dell'Università di Xiamen, Direttore del Centro di studi di diritto romano, Direttore della Rivista di Diritto civile e Diritto romano); Xu Diyu (dell'Università dello Hunan, Direttore del Centro di Studi sul sistema giuridico romanistico); oltre ai colleghi italiani P. Rescigno (Acc. Naz. Lincei); C. Mirabelli (Università di Roma “Tor Vergata”, Direttore CNR-Dipartimento Identità Culturale, Presidente emerito della Corte Costituzionale); A. Di Porto (“Sapienza” Università di Roma, Consiglio di Amministrazione del CNR); A. Giardina (“Sapienza” Università di Roma); F. Masini (“Sapienza” Università di Roma); L. Formichella (Università di Roma”Tor Vergata”); G. P. Rossi (Università di Roma Tre); E. Cavalieri (Università di Venezia “Ca' Foscari”); F.D. Busnelli (Scuola Superiore “Sant'Anna” - Pisa); M Goldoni (Università di Pisa, Direttore Osservatorio sulle regole dell'agricoltura e dell'alimentazione del CNR); G. Laurini, Presidente Consiglio Nazionale del Notariato; G. Alpa, Presidente Consiglio Nazionale Forense; O. Diliberto, “Sapienza” Università di Roma, ex-Ministro della Giustizia.
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Sandro Schipani
Direttore Osservatorio
Coordinatore Dottorato
Allegato. La proposta presentata al MAE
1. Quest'anno, 2010 si compie il 40° anniversario delle relazioni diplomatiche fra Italia e RPC.
I rapporti tra il Regno d'Italia e l'Impero Cinese si sono avviati nel 1866 (26 ottobre): Vittorio Sailler de la Tour assume al direzione della Legazione in Cina contemporaneamente a quella a Edo/Tokyo, dove risiede. Dal 1878 un rappresentante diplomatico italiano risiede poi stabilmente in territorio cinese: Fernando De Luca. Del 1900-1901 è la concessione italiana a Tianjin.
Nel 1946 l 'Amb. Sergio Fenoaltea è il nuovo rappresentante italiano in Cina e arriva a Shanghai il 9 luglio. L'anno seguente, l'Italia rinunzia ufficialmente alla concessione di Tianjin. Nel 1948, l'Armata di Liberazione Popolare vince definitivamente a Huaihai l'esercito di Chang Kai-shek, e, nell'anno successivo, 1949, conquista le principali città della Cina; le truppe del Guomintang trasferiscono le riserve auree a Taiwan dove si ritira poi lo stesso Chang Kai-shek; Mao Zedong sceglie Pechino come Capitale della nuova Repubblica Popolare Cinese; l'ambasciatore USA abbandona la Cina, e, nel 1950 viene chiusa la rappresentanza diplomatica USA nella Cina continentale; l'URSS riconosce la RPC e avvia con essa un periodo di intensa cooperazione.
Nel 1970 si stabiliscono formali relazioni diplomatiche tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Popolare Cinese, e nel 1971 la RPC entra a far parte dell'ONU.
2. I quaranta anni da questo rinnovato inizio delle relazioni diplomatiche fra Italia e Cina sono stati ricchi di grandi trasformazioni nei due Paesi. Omettendo quelle che hanno coinvolto il nostro Paese, in particolare, nella RPC, si è passati dalla chiusura della Rivoluzione Culturale (IX Congresso del PCC del 1969) alla riapertura della rappresentanza diplomatica USA, alle “quattro modernizzazioni”, alla III Sessione plenaria (1978) del Comitato Centrale eletto all'XI Congresso del PCC ed all'impegno nella creazione di un ordinamento giuridico stabile che si realizza con l'approvazione di una serie di leggi (fra questa, la Costituzione del 1982 e i Principi generali del Diritto nel 1985), e di significative modifiche costituzionali (1988; 1993; 1999; 2004) rilevanti anche in vista della realizzazione di un Codice civile, obbiettivo emblematico di una trasformazione della società civile e della economia che ha acquistato un dinamismo capace di modificare gli equilibri complessivi mondiali. Questi quaranta anni sono stati ricchi altresì di mutamenti profondi di carattere generale.
Molte possono essere le linee di una riflessione su questo periodo (lo scrivente, nella sua qualità di Presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del 750° anniversario della nascita di Marco Polo, ha promosso alcuni convegni che ne hanno affrontati alcuni: ad es., “L'Italia restaura. La realtà storica, urbana e architettonica della concessione italiana di Tianjin”; “La letteratura italiana italiana in Cina” e “La letteratura cinese in Italia”; “Italia-Cina: un incontro di lunga durata”; “Vico e l'Oriente”; “Sistema giuridico romanistico e diritto cinese. Regimi e tutela della proprietà intellettuale in Cina”; “Sistema giuridico romanistico e diritto cinese. Le nuove leggi cinesi e la codificazione. La legge sui diritti reali”; “Sistema giuridico romanistico e diritto cinese. Le nuove leggi cinesi e la codificazione. La legge sulle società” [cfr. i dieci volumi della Collana, Marco Polo 750 anni , Roma]).
Esaminare le trasformazioni del diritto in Cina oggi risulta cogliere la trasformazione più innovativa, anche se non la più appariscente. In particolare, al di là della approvazione di leggi, se si è attenti al fatto che è il ceto degli operatori del diritto quello che concretamente fa stare insieme e governa l'ordinamento, il fatto che tali operatori abbiano una formazione giuridica specialistica secondo l'impostazione del sistema giuridico romanistico, e non essenzialmente politico-organizzativa come quella di funzionari di partito o militari, o frammentariamente casuistica, sembra costituire l'asse portante di un mutamento che inserisce delle logiche proprie che crescono nella formazione universitaria e nel dialogo fra giuristi, che si sviluppa con tempi fisiologicamente lenti, ed è di lunga durata. Coinvolge la collocazione dell'ordinamento giuridico cinese nel quadro dei grandi sistemi giuridici internazionali consentendogli di esprimere in modo equilibrato istanze di solidarietà e di autonomia individuale, di cui il nostro sistema giuridico è portatore. Non è un caso che in questi anni sia maturata una modifica dello Statuto del PCC, per cui all'art. 3, sui doveri dei membri del partito, al punto (1), ai preesistenti doveri di cultura, scienza, capacità professionali, è stato aggiunto il dovere di “apprendere nozioni di diritto”.
3. Si propone una iniziativa di elevato livello scientifico organizzata dall'Osservatorio sulla Codificazione e sulla Formazione del giurista in Cina nel quadro del sistema giuridico romanistico, il quale istituzionalmente coinvolge le Università di Roma “Sapienza” e “Tor Vergata”, l'Università della Cina di scienze politiche e Giurisprudenza-CUPL (Pechino), il Dipartimento Identità Culturale del CNR. L'Osservatorio svilupperà in autonomia di responsabilità scientifica, avvalendosi della estesa rete di relazioni scientifiche e non scientifiche di cui dispone, ma nel quadro di una permanente e informale consultazione con il MAE stesso, le più larghe possibili sinergie con altre istituzioni scientifiche, sia interne alle Università coinvolte (in particolare, la Facoltà di Studi Orientali della Sapienza), sia esterne (altre Università italiane e cinesi). Esso coinvolgerà, in una Tavola rotonda, altresì significative esperienze della nostra diplomazia e del nostro mondo politico, culturale, economico.
L'iniziativa si propone di promuovere riflessioni originale e innovative, che si tradurranno in relazioni su profili giuridici, culturali, economici della collaborazione Italia-Cina dedicando una specifica attenzione a valorizzare lo sviluppo del dialogo sul diritto e della formazione del giurista. Essa sarà concentrata in una giornata di lavori di livello eccellente. Essa deve vedere la partecipazione di studiosi cinesi invitati. (Temi, che, in relazione alla concreta possibilità di conseguire contributi originali e di alto livello, potrebbero essere affrontati, sono, ad es., “La cooperazione giuridica fra Italia e RPC”; “Il dialogo fra Italia e Cina sulla formazione del giurista e per la crescita del diritto comune hominum causa constitutum / in funzione degli uomini”; “Esigenze dello sviluppo e della tutela dell'ambiente”; “Un osservatorio sulle regole dell'agricoltura e dell'alimentazione”).
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